Come erano le feste nella Roma Antica?

Chi lo potrebbe mai immaginare che l’attuale moda di affittare ville per feste a Roma, deriva proprio dallo stile di vita nella Roma Antica? Sono note le festività dell’Impero Romano e di come gli antichi romani sapessero godersi la vita e amavano i piaceri della tavola. Ma a ben vedere, la vita quotidiana – anche quella degli aristocratici – era sorprendentemente all’insegna della morigeratezza. Ma quando bisognava festeggiare i Lupercalia, i Saturnali o i baccanali e le idi, la ritualità della festa prevaleva su ogni stile di vita.

Come si allestiva un banchetto

I cosiddetti banchetti romani erano in realtà dei momenti di convivialità collettiva strettamente legati alle feste rituali di qualunque tipologia: feste religiose, commemorazioni dei defunti, cerimonie pubbliche o pranzi privati. Al banchetto viene spesso associata l’idea di ospitalità e di regalo. Dalle testimonianze archeologiche sappiamo che a parte i plebei che vivevano in grandi caseggiati di 5 o 6 piani, dal piccolo commerciante al senatore, la dimora tipo di un romano agiato era la domus villae.

Nella frugalità quotidiana, il pasto principale dei romani era la “cena”. La colazione (ientaculum) e il pranzo (prandium) erano pasti semplici e consumati in fretta nell’atrio (atrium), spazio in cui la famiglia trascorreva maggior tempo. La cena, invece, veniva consumata al piano superiore in una stanza apposita, il cenaculum, ma è solo con il periodo del fasto imperiale che si diffonde l’abitudine di costruire le ville destinando un’area esclusiva per le cene: i triclinia. Nelle case signorili si allestivano triclinia estivi ed invernali e nei paesi meridionali (Capri, Napoli, Pompei) si diffuse l’abitudine di consumare il pasto principale all’aperto o sotto pergolati.

Con l’introduzione dei triclinia – come il termine stesso lascia intuire – il pasto non si consuma più seduti, bensì sdraiati. Quando il numero degli invitati era grande, si allestiva un vero e proprio convivium ai quali partecipavano le donne al pari degli uomini ed i bambini i quali mangiavano seduti davanti a tavole separate (all’epoca della Roma imperiale). Le cene allestite con fasto e solennità erano delle feste in villa in occasione di ricorrenze familiari, feste di calendario e feste religiose. In queste occasioni i banchetti erano fastosi e sontuosi.

Proprio come oggi, nulla si lasciava al caso: quando si era invitati ad un convivio romano, bisognava scegliere l’abito migliore, la cosiddetta vestis coenatoria che consisteva in una tunica ampia, in lino colorato e leggero che garantiva libertà di movimento e se ne portavano diverse di ricambio.  Ai piedi si indossavano i sandali che venivano sostituiti dalle solae, scarpe di uso domestico. Le tavole erano coperte da tovaglie che venivano cambiate a ogni portata. Un’attenzione particolare era riservata all’illuminazione – proprio come oggi – con l’ausilio di candelabri, lampade a olio su treppiedi o sospese per garantire luce costante durante tutto il banchetto. La sala da pranzo veniva addobbata con fiori freschi e vasi per dare un tono più aggraziato e gli anfitrioni più raffinati adoperavano anche degli incensi profumati sia per stemperare gli odori della cucina che per allietare gli ospiti.

Un banchetto romano non poteva prescindere dagli antipasti chiamati gustatio e che consistevano in vivande leggere (insalate, ortaggi marinati in salse agrodolci) che servivano per stuzzicare l’appetito accompagnate dal mulsum un vino mielato. Le portate principali erano a base di carni (fercula) di maiale, agnello, pollame, selvaggina e di pesce. i banchetti si concludevano sempre con frutta fresca o secca e dolci o cibi speziati da irrorare con vino oppure formaggi. E, infine, proprio come oggi non c’è festa senza animazione, anche nella Roma imperiale, il padrone di casa che organizzava la festa offriva ai propri invitati uno spettacolo di un comico o danze di intrattenimento. Al termine del banchetto, il padrone di casa regalava agli ospiti piccoli doni a ricordo della cena – una sorta di primitiva bomboniera – che potevano consistere in oli profumati, piccoli oggetti di uso quotidiano e, per chi desiderava poteva portarsi via, il doggy bag … i resti del banchetto.