Lucio Fontana e le sue opere: Madonna col bambino

Lucio Fontana, vissuto tra il 1899 e il 1968, è stato un pittore, uno scultore, un ceramista italiano, argentino di nascita, fondatore e massimo esponente del movimento spazialista, che interpreta l'arte non come ordinata e rigorosa bellezza, ma come ricerca creativa e individuale per nuove ed innovative forme di espressione, dove una delle più famose è sicuramente l’opera del suo concetto spaziale.

Egli infatti iniziò la sua attività di scultore presso il laboratorio di suo padre, Luigi Fontana, ma presto, nei suoi numerosi viaggi tra Italia e Argentina, si discostò dall’arte classica, per ricercare espressioni più libere e arbitrarie.
Tra le opere più conosciute vi è la Madonna col bambino, una scultura in bronzo d'intonazione wildtiana, inserita a muro nella villa di campagna della famiglia Campidoglio.

Concepita forse come opera funeraria e successivamente ricollocata, realizzata tra gli anni Venti e Trenta, quest’opera scultorea vede la figura di una Madonna seduta sul suo sgancio, reggente il bambino in grembo, realizzata con una sottilissima fusione in bronzo, segnata solo da lievi sporgenze e secche linee incise per denotare le vesti e i contorni, dove una geometria sintetica e insistita delle figure viene impreziosita da un elemento architettonico puro, un arco che inquadra centralmente la scena. 

Quest’opera è una delle tante prove giovanili di Lucio Fontana, che rappresentano degli esempi concreti di emulazione del maestro. Un termine di confronto con quest’opera è il wildtiano busto della Madre per il monumento di Ravera, realizzato nel 1929 ma concepito nel 1928, un modello che Fontana poté dunque osservare nello studio del maestro e da cui riprese l'impostazione per la propria figura femminile.

Un’opera molto simile ma antecedente è la Madonna in bronzo d’intonazione wildtiana collocata nel complesso architettonico del cimitero monumentale di Milano. In quest’opera si deduce l’emulazione dall'impostazione generale dell'opera, nella sottile e levigata fusione del bronzo, nella simmetria della composizione e in alcuni precisi dettagli: l'articolazione delle membra, il manto gonfio, sinuoso ma astratto, le ciocche di capelli virtuosisticamente modellate.

In entrambe le opere Lucio Fontana accoglie i distintivi elementi del movimento wildtiana, insistendo particolarmente sulla sintesi stretta delle forme e sul geometrismo piatto delle superfici; lo scavo spaziale dei piani è ridotto a secco e sintetico panneggio, segnato con linee fortemente incise. Eppure nei volti e nelle figure e sempre presente una grazia che ricorda quelle di Gió Ponti o le coeve ceramiche di Arturo Martini, modelli sicuramente noti al Fontana. Questa grazia è sicuramente una preziosità che aggiunge leggiadria alle opere che quindi poco si prestano ad una collocazione funeraria.

In questa sorta di geometria combinata con una sostanza plastica, vicina a Novecento, il laico Luigi Fontana ben si colloca nel panorama italiano ed europeo di quegli anni che erano permeati dal gusto Decó.